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La casa di Dario

La casa di Dario

Una ventina di anni fa, a cavallo tra il 1997 e il 1998, in un piccolo paese della bassa 16 bambini vennero sottratti ai loro genitori e affidati ai servizi sociali. Secondo l’accusa, i genitori, i fratelli, i vicini di casa, persino il prete del paese avevano abusato sessualmente di loro, fino a renderli protagonisti di riti satanici dentro i cimiteri del circondario.

Ne seguì uno scandalo che coinvolse tutto il paese, e che terminò in condanne per decine di anni di carcere per gli adulti, i bambini vennero affidati a nuove famiglie, e non tornarono mai piu a casa.


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Da tempo volevo scrivere questo articolo. Sono sempre stato indeciso compresa la scelta del titolo. Poi Ho scelto di chiamarlo “La casa di Dario”.

Semplicemente perché Dario, nome di fantasia, abitava qui, in Via Abba Motto 19 a Finale Emilia. E’ il bambino zero da cui è iniziata tutta questa storia, il 23 febbraio 1997.  Un bambino biondo, di 7 anni, che i servizi sociali gia stanno seguendo da tempo: la sua famiglia infatti vive in condizioni di disagio, sono molto poveri, lui è il piu piccolo di tre figli. Per questo motivo Dario è stato affidato ad un’altra famiglia, ma rientra puntualmente dai suoi genitori naturali ogni weekend.

Quel giorno, il 23 febbraio, sarà l’ultima volta che vedrà i suoi genitori, e l’ultima volta che rivedrà questa casa, perché da qualche tempo ha cominciato a raccontare alla maestra e alla mamma affidataria che quando torna a casa i suoi genitori e suo fratello maggiore abusano di lui. La psicologa dei servizi sociali, giovanissima e al suo primo incarico, rimane inorridita quando Dario confessa che non succede solo a lui, che nel giro sono coinvolti anche altri bambini.

Ed è cosi che bambino dopo bambino, vengono tutti separati dalle loro famiglie e cominciano a raccontare tutti la stessa storia. I loro genitori li prelevavano di notte per portarli nei cimiteri ad assistere a dei “finti funerali” (cosi li chiamavano i bambini) e si scopre quello che nessuno sperava mai di scoprire: Una setta satanica che praticava sacrifici su animali, in particolare gatti, eseguiti dai loro stessi genitori. Fino a quando una delle bambine confessa di essere stata costretta ad uccidere un altro bambino: nei cimiteri, di notte, verrebbero dunque eseguiti sacrifici umani in adorazione di Satana.

Solo venti anni dopo si comincia a far luce davvero su quello che è davvero successo: Sarebbe stata la psicologa dei servizi sociali che, con audizioni più simili all’ interrogatorio di un boss mafioso che a un colloquio psicologico con un bambino, avrebbe inoculato nella memoria di questi bambini falsi ricordi, cementando nelle loro menti quelle che in realtà sono fantasie comuni un pò a tutti i bambini di quell’età.

Nel frattempo però sono state distrutte decine di famiglie. C’è una madre cui è stata sottratta una figlia, in particolare, che era molto devota. Partecipava attivamente a tutte le iniziative della parrocchia, offrendo il suo contributo all’organizzazione. Per lei sentirsi accusare di adorare il demonio ha provocato uno shock da cui non si è mai piu ripresa… e unito al dolore per la perdita della figlia si lanciò dal balcone al quinto piano del palazzo dove abitava.

Oltre al danno, la beffa: la psicologa continua ad esercitare la sua professione. Grazie alla risonanza mediatica che ebbe questo caso, per lungo tempo venne considerata uno dei massimi esperti nella cura di Bambini che hanno subito abusi.


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La casa di Dario è tutta qui, 3 stanze e una cucina. Al suo interno ben poche cose quando ci viveva, a causa delle condizioni di povertà in cui vivevano, e ancor meno è rimasto oggi. Solo un tavolo, un tostapane, e un peluche.  Ma è proprio qui, in questa casa, in queste stanze, che è iniziata questa storia. Una casa modesta, dove probabilmente qualsiasi esploratore dell’abbandono sarebbe andato via immediatamente, magari apostrofandola con l’appellativo di “marcione”… e invece, proprio li dove meno te lo aspetti, basta aprire la porta di ingresso e si apre un libro con una storia terribile. Un storia lunga vent’anni.


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