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IL CASTELLO DI SAMMEZZANO – LE ORIGINI (parte 1)

IL CASTELLO DI SAMMEZZANO – LE ORIGINI (parte 1)

Delle sue origini non ci sono notizie esatte e precise.

Secondo il noto storico Roberto Davidsohn (“Storia di Firenze, Le origini” (1956-1968 Sansoni Editore) sulla collina dove oggi sorge il castello di Sammezzano esisteva già in epoca romana un fortilizio, dove anche Carlo Magno trovò ristoro nel 780 di ritorno da Roma, dove si era recato per far battezzare il figlio dal Papa in persona.

Sui ruderi di questo antico fortilizio, intorno all’anno 1000, la famiglia fiorentina dei Gualtierotti costruì una fortezza medievale, per poi passare alla famiglia Altoviti. Verso la fine del 1300, divenne di proprietà di Giovanni Jacopo de’ Medici, grazie a una diretta intercessione del Duca Cosimo: quella che in tempi moderni verrebbe chiamata “Moral Suasion”.


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Non appena acquisita la proprietà del castello, Giovanni Jacopo de’ Medici, duca di Marignano lo ristrutturò completamente trasformando quella che era la fortezza medievale in una dimora principesca.

Rimase di proprietà dei Medici per quasi tre secoli. Nel 1596 il Granduca Ferdinando I de’ Medici lo vendette a Ferdinando di Odoardo Ximenes di Aragona per 39000 scudi fiorentini. ereditato di padre in figlio fino al 1816, quando l’ultimo erede morì senza aver concepito figli maschi.


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La questione dell’eredità venne cosi sottoposta al Granduca che, attraverso un rescritto, ordinò che lo stemma, il nome, i titoli nobiliari ed i beni della famiglia Ximenes venissero assegnati al Pietro Leopoldo, figlio di un nobile pistoiese, Niccolò Panciatichi, e di Vittoria Ximenes d’Aragona. Alla morte di Pietro Leopoldo, tutti i beni, compreso il castello di Sammezzano, verranno ereditati dal figlio Ferdinando Panciatichi Ximenes d’Aragona.

 

È grazie a quest’ultimo che il castello acquista l’attuale aspetto, trasformandolo nell’opera unica al mondo che possiamo vedere oggi.


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Una curiosità: al cambio di oggi, quanto potevano valere 39000 scudi fiorentini?

È difficile dare una valutazione reale, perché lo scudo d’oro esisteva si come moneta, ma dato l’elevato valore difficilmente si poteva trovare come moneta circolante, un po’ come le nostre banconote da 500 euro. Nel granducato di Toscana era più che altro una “unità di conto” usata nelle scritture contabili.

Sappiamo però che sul finire del 1500, quindi all’epoca della nostra transazione, lo “scudo da lire sette” era una moneta d’oro 24 carati che pesava 3,3-3,4 grammi.

L’unico metro di misura potrebbe dunque essere il confronto con il valore attuale dell’oro, purtroppo però anche questo calcolo è errato, non tiene conto della difficoltà a reperire i metalli preziosi (oro e argento) in quel periodo, né del reale potere di acquisto che aveva uno “scudo da lire sette”.

A titolo dunque di pura curiosità, facendo il confronto con il valore dell’oro, che mentre scrivo è di circa 38 euro/grammo, uno scudo potrebbe valere 130 euro circa. E con una rapida moltiplicazione il valore è di poco superiore ai 5 milioni di euro.


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Attualmente non è possibile visitare il castello. Se e quando la situazione dovese cambiare, cerrà comunicato qui:

http://www.savesammezzano.com/visitare-il-castello-di-sammezzano

Per maggiori informazioni circa le iniziative portate avanti dal comitato Save Sammezzano, potete visitare questa pagina:

www.savesammezzano.com/iniziative


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