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La fabbrica dei Sogni

La fabbrica dei Sogni

Come si fa a raccontare cosa era il Cocoricò a chi non lo ha vissuto, a chi non lo ha respirato? Come si possono raccontare 30 anni di un locale che la Storia l’ha scritta?

Come si può spiegare a un ragazzo di 20 anni cosa si provava a vedere l’alba farsi strada tra le enormi vetrate della piramide, con i primi raggi del sole che sorgeva timido sul mare, illuminando le mani al cielo su una pista ancora gremita di gente, che non aveva alcuna intenzione di tornare a casa.


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Eccolo il vero protagonista della notte. Perché al di là dei DJ’s di fama internazionale, al di là de Principe Maurice, che con la sua voce potente animava le serate più trasgressive, era il Cocoricò con la sua inconfondibile piramide il vero protagonista della notte. Insieme alla sua gente, e l’energia che sprigionava in direzione della Console e viceversa, in una simbiosi perfetta tra l’artista e il suo pubblico, dove l’uno non potrebbe sopravvivere senza l’altro.

Perché non era una normale discoteca. Era una astronave, che ogni notte decollava verso gli spazi sconfinati della musica, e il pubblico diventava passeggero e pilota contemporaneamente.


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Impossibile trasmettere quel senso di evasione che si percepiva una volta varcata la soglia. In tutte le “altre” discoteche ogni notte era come una festa in maschera, i cui invitati andavano dallo studente, all’operaio, fino al ricco imprenditore. Ciascuno entrando poteva indossare la maschera che voleva, essere chiunque per una notte, e al mattino semplicemente indossare nuovamente i propri abiti, senza il timore che qualcuno potesse giudicarti. Mentre qui, sotto alla piramide, succedeva esattamente il contrario. La gente non indossava la maschera lì dentro, bensì la toglieva. La piramide era simbolo di libera espressione. Ho visto gente cambiarsi d’abito nel parcheggio, per entrare nelle vesti di “persone diverse”, indossare quell’abito che la società gli negava nella vita di tutti i giorni. Quello che succedeva sotto alla piramide, rimaneva sotto alla piramide.


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Negli anni d’oro il protagonista era il “Cocco”. Perché la gente veniva da tutta Italia per vedere lui e quello che c’era dentro. Non era una discoteca era un posto folle. Dentro le scenografie cambiavano periodicamente, si andava per vedere cosa si erano studiati di nuovo. Il cocco era spettacolo. Era lui lo spettacolo! Ed ogni volta era sempre un passo avanti. Impossibile tentare di copiare lo stile, perché quando anche avevi copiato -male- Lui era già evoluto di un’era geologica, ancora più sorprendente e ancora più spiazzante.

Rubando le parole di Michele Rota, attivissimo promoter, “chiunque si sia arreso alla grandiosità della Piramide difficilmente è tornato a casa pensando “Ok, ho passato una serata normale in un posto qualsiasi”. Non è una serata normale quando esci, sfinito, e con le coordinate spazio-temporali dentro di te ancora sottosopra ti ritrovi a dominare con lo sguardo l’infinito del mare, dall’alto dei colli sopra Riccione, sfidando la forza della gravità che vorrebbe portarti a valle.
Puoi anche divertirti molto, a passare una “serata normale in un posto qualsiasi”, sia chiaro. Fallo. Fai bene. Ma quando entri al Cocoricò sai che ti prendi la responsabilità (e la gioia, e il brivido) di dover assaporare una notte di intensità rara.”


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LA STORIA

Il Cocoricò aprì nel 1989, e da quel giorno la notte non fu più la stessa. Per i due decenni successivi, fu il faro capace di inventare mode e trend musicali.

Nella classifica mondiale delle discoteche “Top 100 clubs” il Cocoricò è sempre stata la prima delle discoteche Italiane, e nel 2015 si piazzò al 15° posto tra le discoteche di tutto il mondo.

Un successo che non nasce per caso: Gran parte lo deve alla mente geniale di Loris Ricciardi, che ne segue la direzione artistica e da Alessandra Brunelli e Mirco Guidi, che dal 1994 in poi ne seguono l’allestimento delle scenografie che venivano completamente rinnovate ogni 6 mesi, sempre sorprendenti e magiche.

Sempre all’avanguardia anche di sé stesso, “Qualunque fotografia, per quanto istantanea, è già il suo passato. È l’ambiente dell’infinito presente, così veloce nell’evolvere che chiunque lo copi non potrà mai catturarne l’essenza”.

La grande piramide di vetro, che ricopre la sala principale, simbolo di ascensione mistica e collettore di energia, diventa presto il simbolo inscindibile del locale. Non è raro, per chi frequenta le discoteche, vedere ragazzi unire la punta delle mani sopra la testa, fino a formare un a sorta di tetto stilizzato, proprio per evocare la grande piramide di vetro del Cocoricò.

Anche il concetto di “priveè” nasce al Cocoricò: alla sala principale si affianca “Titilla”, questo il nome, votata alla musica house. Nel 1994 aprì la terza sala, “morphine”, e nel 1999 viene inaugurata la sala all’aperto, chiamata “Ciao Sex” orientata principalmente al pubblico gay.

Nel 2004 si arriva alla massima “espansione” del locale, con l’apertura della quinta ed esclusivissima sala chiamata “STRIX”, la cui particolarità consisteva nell’essere situata all’interno del bagno delle donne.


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Il mondo della notte intanto sta avanzando verso un lento ma inesorabile declino. Si narra che alla fine degli anni 90 in 50 Km di costa romagnola fossero attive circa 150 discoteche. E anche il Cocoricò subisce questa crisi, riducendo gli spazi e chiudendo le sale più innovative e trasgressive. “morphine” da tempo era un magazzino.

Nel 2015 la tragica morte di Lamberto Lucaccioni, giovane sedicenne di Città di Castello morto per overdose all’alba in conseguenza all’assunzione di una pasticca di ecstasy, segna un punto di svolta. La discoteca viene chiusa per 120 giorni. Alla riapertura, lo staff decise di non permettere più l’ingresso ai minorenni, sebbene la legge permetta l’accesso a questo tipo di locali ai maggiori di 16 anni, scelta che provocò ingenti perdite economiche.

Il resto è storia recente. Contenziosi con il fisco, il mancato versamento di parte dei tributi locali e alcune vicissitudini giudiziarie, hanno portato alla dichiarazione di fallimento da parte del tribunale l’11 giugno 2019.


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POST SCRIPTUM

 

Per chi non ci conoscesse, P.L.A.I. – Posti e Luoghi abbandonati Italiani è un progetto ideato per riscoprire e documentare gli edifici abbandonati più belli d’italia. Ville, castelli, chiese o, talvolta, interi paesi. Le discoteche sono un’altra di quelle categorie che amiamo raccontarvi e farvi rivivere attraverso fotografie e testimonianze. Normalmente EVITIAMO DI INDICARE UBICAZIONI e nomi precisi dei luoghi trattati e qualsiasi informazione utile a identificarli. Oggi però abbiamo deciso di fare un’eccezione per più motivi: primo, trattasi di un luogo conosciuto pressoché a tutti. Sarebbe stato inutile e irrilevante celarne il nome.
Secondariamente, essendo stati molti di noi clienti di questo storico locale, evitare di raccontare parte dei nostri ricordi sarebbe stato come mozzare le emozioni che li accompagnano. Compito difficile, ma vogliamo provare a farvi immergere, attraverso la nostra testimonianza, nell’atmosfera unica di questo posto.

Infine, ormai da settimane si vedono genti di ogni età entrar e uscire dalo scheletro di questo locale, quasi a voler dare un ultimo saluto a questo “tempio sacro” della musica.

Si invitano comunque tutti i nostir letto ri a NON VISITARE questi luoghi pericolanti e/o inagibili.


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